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anteprima: L'INSULTO
Coppa Volpi alla Mostra del Cinema di Venezia
anteprima martedì 5 dicembre ore 21.00
Promosso da: Cinema Conca Vede e
Molte Fedi sotto lo stesso Cielo – Acli Bergamo
L’INSULTO
di Ziad Doueiri, con Adel Karam, Kamel El Basha, Libano, 2017, 110’
Vincitore alla Mostra del Cinema di Venezia
della coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile
 
Libano: Beirut, oggi. Yasser è un profugo palestinese mussulmano e un capocantiere scrupoloso, Toni un meccanico militante nella destra cristiana. Un tubo rotto, un battibecco e un insulto sproporzionato, pronunciato da Toni in un momento di rabbia, innescano una spirale di azioni e reazioni che si riflette sulle vite private di entrambi con conseguenze ch vanno ben oltre la questione  privata.
Nel film di Ziad Doueiri la guerra civile libanese appartiene al passato, militarmente è finita nel 1990, ma basta una miccia piccola come una mezza grondaia che sgocciola per dare nuovamente fuoco alle polveri e trasformare un banale incidente in un processo mediaticamente incandescente, che spacca subito la nazione in due.
 
Douieri e Joelle Touma, sua compagna e cosceneggiatrice, sono partiti da un'occasione reale, un'uscita verbale infelice del regista in un momento di nervosismo, per andare all'origine del sentimento che sta sotto certe frasi, che non vengono mai pronunciate per caso.
 
Il giudice libanese accoglie nel suo palazzo due uomini appartenenti alle grandi comunità storicamente in lotta nello stato mediorientale: da una parte un iscritto al partito cristiano di destra, erede diretto delle Falangi di Bashir Gemayel complici degli israeliani durante la guerra civile iniziata nel 1975 e culminata con l’invasione del 1982 delle forze dello stato ebraico guidate dal ministro della difesa Ariel Sharon; dall’altra un musulmano palestinese, profugo in uno dei tanti campi. Due uomini comuni, eredi e segnati dalla guerra civile, per cui solo formalmente i combattimenti sono conclusi, ma proseguono nella vita quotidiana anche oggi: attraverso l’attenzione per l’accento, lo studio dei tratti somatici, il radicamento di tanti luoghi comuni. Il presidente cerca di conciliare un piccolo caso di litigio per una grondaia non funzionante diventato occasione dell’ennesimo scontro nazionale, come quando Beirut era divisa fra un ovest musulmano e un est cristiano (maronita). “Se me lo chiedete la parola stabilità viene prima di quella verità”, dice. Una frase che sintetizza a perfezione l’equilibrio miracoloso con cui così tante diverse comunità convivono in una delle rare democrazie di quella parte del mondo. Un castello di carte sempre in bilico e pronto a crollare sotto il peso dell’ultima crisi in ordine di tempo.
 
Il regista di Beirut Ziad Doueri racconta gli strascichi ancora incandescenti nella quotidianità di un Paese sospeso fra modernità e un passato doloroso che riaffiora. Scritto dal regista con l’ex moglie e collaboratrice abituale, anche loro divisi dalla provenienza, L’insulte è un ritratto del Libano che fatica a elaborarne le ferite del passato. Un necessario percorso di (ri)lettura dei fatti, di ascolto dell’altro e di superamento delle incomprensioni non solo attraverso una vittoria, ma anche, se non soprattutto, attraverso il superamento di una sconfitta, rendendosi conto dell’enorme valore di chiedere talvolta scusa.
Una faida maschile in cui le donne fungono da fattore calmante, intervenendo con la ragionevolezza che i compagni sembrano aver smarrito. ‘Le parole cambiano tutto’, dice la frase di lancio del film, così come il recupero della memoria nella condivisione delle ferite, senza la pretesa del monopolio della sofferenza. L’insulte ha il merito di appassionare con una struttura di genere impeccabile e di far riflettere senza facili scorciatoie sul passato e su come lo si debba leggere per trarne lezioni per il futuro.
 
Ingresso 5,50 – 5,00 (tesserati Molte fedi sotto lo stesso cielo)