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COME VINCERE LA GUERRA
Proiezione e incontro con il regista
Evento solo venerdì 7 settembre ore 21.00 Cinema del Borgo
proiezione e incontro con il regista Roland Sejko
Cinema e Storia promosso all’interno delle proposte de LA SCUOLA AL CINEMA
ingresso ridotto per tutti gli insegnanti
e 10 ingressi gratuiti ai primi 10 insegnanti che mandano una mail a mediateca@sas.bg.it entro il 31/8

COME VINCERE LA GUERRA
di Roland Sejko
film disponibile anche per le scuole all’interno del programma:
LA SCUOLA AL CINEMA in giorni e orari da concordare
Telefonando al num. 035 320828
 
Presentato al Festival del Cinema ritrovato  - CINETECA DI BOLOGNA
Il lungo centenario della Grande Guerra, che culmina nel 2018, continua a offrirci l’opportunità di vedere immagini sconvolgenti: se quel conflitto non fu il primo ad essere filmato, certamente fu quello in cui vennero messe a punto le nuove strategie di propaganda che fecero ben presto del cinema l’arma più forte. Quei rulli in bianco e nero, ridavano umanità alla carne da cannone di un conflitto combattuto nelle trincee in mesi logoranti che culminavano in assalti sanguinosi e mortali.

Tutto questo ci mostra Come vincere la guerra, il nuovo documentario di Roland Sejko (David di Donatello per Anija – La nave, 2013), prodotto con il sostegno della Presidenza del Consiglio dei Ministri.
Il film, che si muove tra lirismo, precisa documentazione storica e grande capacità evocativa, si sofferma in particolare sull’intervento degli Stati Uniti in Europa, a partire dalla dichiarazione di guerra alla Germania nell’aprile del 1917. E racconta la spedizione del 332° Battaglione di fanteria, gli yankee arrivati in Italia nel luglio del ’18 per tirare su il morale degli italiani. 3.000 uomini ben vestiti ed equipaggiati che si limitarono alle esercitazioni e alle marce.

Proiezione e incontro con il regista
Venerdì 7 settembre ore 21.00 Cinema del Borgo
Ingresso 5,50 – 5,00 ridotto per tutti gli insegnanti e disponibile per le scuole
 
 
COME VINCERE LA GUERRA di Roland Sejko, venerdì 7 sett ore 21.00 Cinema del Borgo
intervista al regista
 
Il documentario ci porta gradualmente dentro l’umanità dei soldati: da una visione esteriore arriviamo a toccare la sofferenza e la disperazione dei combattenti, ad esempio nella lunga sequenza del giovane in preda a una crisi di follia. 
Quella sequenza viene dalla Cineteca di Torino, si tratta di un film sugli scemi di guerra girato all’ospedale di Torino da Roberto Omegna che diventerà poi un importante regista. Ho scelto questa scena, come pure quella del gruppo di bersaglieri che guardano in camera oppure le persone per strada a Treviso, perché cerco uno sguardo più intimo: non vediamo più solo soldati, ma persone. 
I materiali del NARA ci mostrano un’America patriottica e unita. 
Sono quelli meno visti in Italia, mostrano lo sforzo americano per venire in guerra, la preparazione dell’intervento e l’inizio della propaganda, con i Signal Corps, i corpi specializzati nella comunicazione, inviati tra l'altro a fare le riprese. Durante la prima guerra mondiale erano operatori, mentre con la seconda guerra mondiale saranno i registi – come Frank Capra, Billy Wilder e John Ford - ad essere assegnati a questo incarico. 
Un solo reggimento, il 332°, venne mandato in Italia. 
Sì, su di loro c’è un documentario dei Signal Corps, American Activities in Italy, che mostra l’arrivo, l’addestramento e le marce. Erano 3.000 ma gli austriaci calcolarono che dovevano essere 300mila. Si cambiavano il berretto e marciavano a ranghi doppi, non hanno mai combattuto, ma furono uno strumento di propaganda efficace. 
Qual è il modo specifico di usare la propaganda bellica degli americani? 
Ovviamente tutte le forze in campo usano la propaganda, ma gli americani la rafforzano. Hollywood dà una mano al presidente Wilson a giustificare l’intervento, a cui fino a un certo punto lo stesso presidente era stato contrario. Personaggi come Charlie Chaplin, Douglas Fairbanks e Mary Pickford scendono in campo direttamente per pubblicizzare la vendita dei Liberty Bonds. Chaplin girò anche dei cortometraggi contro il nemico a favore dell'intervento, uno dei quali si vede nel film. Sia Griffith che Cecil B. Mille girarono film patriottici. Il tema della Grande Guerra, ovviamente, diventerà importantissimo nel cinema europeo e americano successivo con titoli come La grande parata di King Vidor (1925), Addio alle armi di Frank Borzage (1932) e All’Ovest niente di nuovo di Lewis Milestone (1930) che cambieranno l’atteggiamento dell’opinione pubblica. Per me il film antimilitarista per eccellenza sulla prima guerra mondiale resta Orizzonti di gloria di Stanley Kubrick (1957), ma naturalmente è molto successivo. 
Lo spettatore è guidato da testi letterari e voci d’epoca, da David Griffith ad Antonio Gramsci a Ernest
Hemingway con il brano straziante di Addio alle armi che chiude il film. Come li avete scelti? 
Con D’Autilia abbiamo cercato un approccio letterario accanto all’esigenza del racconto storico. Si è discusso a lungo, optando alla fine per una scelta “leggera”, con articoli di giornale, del 'Corriere della sera' o 'Gli americani-italiani alla guerra' di Vittorio Brizzolesi del 1919: sono testi che, nella loro retorica, ben si sposano con alcune immagini che rischiavano di diventare patetiche. Poi 'Addio alle armi' cambia radicalmente il punto di vista. Stavamo parlando degli americani in Italia, che non hanno una grande storia da poter raccontare, ma ora ci rendiamo conto della situazione italiana dopo Caporetto. Hemingway è un americano che racconta il sacrificio di un italiano, ispirandosi a una storia vera, vissuta da lui stesso quando venne ferito e l'uomo che era accanto a lui morì. 
Il film restituisce anche il pregiudizio reciproco tra i due popoli. Gli italiani, che pur ammirano gli Stati Uniti, meta dell’emigrazione, pensano che gli americani non sappiano combattere, gli americani che ci dipingono vigliacchi e infingardi. 
È vero, ma il punto di vista è completamente ribaltato quando Charles Edward Merriam, capo della propaganda americana, scrive: “Nessuna nazione ha fatto sacrifici più grandi dell’Italia in questa guerra europea”.