Serviziper le sale Mediatecaprovinciale CinemaConca Verde Cinema Teatrodel Borgo La scuola al cinemaarrivano i film Rassegna stampacinematografica Centro studicinematografici Infoe contatti
L’ALBERO DEGLI ZOCCOLI
VERSIONE ORIGINALE IN DIALETTO BERGAMASCO CON SOTTOTITOLI. copia restaurata
Regia: Ermanno Olmi Attori:Carlo Rota, Luigi Ornaghi, Francesca Moriggi Nazione: Italia Anno: 1978 Genere: Drammatico Anno: 175'
La versione restaurata (in dialetto bergamasco) del capolavoro di Olmi Palma d’Oro a Cannes nel1978, verrà proiettata a Bergamo venerdì 18 maggio ore 20.30 presso Cinema Conca Verde
L’ALBERO DEGLI ZOCCOLI (restaurato)
di Ermanno Olmi con Carlo Rota, Luigi Ornaghi, Francesca Moriggi, Omar Brignoli, Antonio Ferreri. Italia, 1978, durata 175’
Il restauro del capolavoro di Olmi scelto da Cinema Conca Verde per ricordare il regista bergamasco recentemente scomparso, è stato presentato in Italia per la prima volta nella penultima edizione de “Il cinema ritrovato” di Bologna. Quella sera a introdurre il film oltre al cast c’era Alice Rohrwacher che proprio in questi giorni presentando il suo nuovo film a Cannes, ha ricordato con commozione il regista bergamasco. Presente in quell’occasione anche il regista Giorgio Diritti che nell’intervista che qui di seguito riportiamo, ricorda quanto Ermanno Olmi sia stato importante nella sua vita.
 
Il restauro de L’ALBERO DEGLI ZOCCOLI è stato realizzato dalla Cineteca di Bologna e The Film Foundation di Martin Scorsese, e messo a disposizione da Istituto Luce Cinecittà. Viene presentato a Bergamo per la prima volta.
 
Secondo l’illustre critico Morando Morandini, <i>L’albero degli zoccoli “</i>è il più grande film italiano degli anni Settanta, e l’unico, forse, in cui si ritrovano i grandi temi virgiliani: <i>labor</i>, <i>pietas</i>, <i>fatum”</i>. Malgrado la giuria cannense, presieduta da Alan J. Pakula, gli abbia assegnato il massimo alloro all’unanimità – lo conferma il giurato Michel Ciment –, il capolavoro olmiano suscitò polemiche e divisioni. Ad esempio, Alberto Moravia si chiese: “Perché Olmi ha fatto di un animale (il cavallo) il solo personaggio razionale, cioè ribelle, del film? Per la buona e inconscia ragione che, in una situazione bloccata dal cattolicesimo controriformistico, come quella dell’ <i>Albero degli zoccoli</i>, soltanto gli animali possono essere così razionali da rivoltarsi”. Spiega Olmi: “Il padrone, allora, era padrone in senso assoluto. Mia nonna mi raccontò l’episodio del furto dell’albero, capitò esattamente nella cascina dove lei era bambina, a Treviglio. Erano tutti racconti che avevo udito da mia nonna, ma anche dalle persone che partecipavano ai <i>filò </i>[lavori di gruppo eseguiti la sera], le chiacchiere o di stalla o di sottoportico, racconti dove ognuno doveva trovare la propria morale e quindi elaborare la propria cultura”. Rispettando alla lettera le memorie famigliari, e rifacendosi inoltre alle emozioni suscitate dalla lettura in giovane età dei <i>Promessi sposi </i>di Alessandro Manzoni, Olmi ha ricreato minuziosamente esteriorità e interiorità d’un universo scomparso. (Lorenzo Codelli ilcinemaritrovato.it )
 
 
Giorgio Diritti chi è per lei Olmi?
«Ci siamo incontrati che non avevo trent'anni, muovevo i primi passi in campo cinematografico, avevo già qualche esperienza romana alle spalle. È da lui che ho scoperto, innanzitutto, che per fare questo mestiere ciò che più conta è avere un proprio punto di vista insieme all'urgenza espressiva. Che è poi l'essenza dell'arte. Ha totalmente influenzato il mio cinema».
 
Come vi siete conosciuti?
«La prima volta fu da spettatore. "L'albero degli zoccoli' mi commosse e affascinò, non solo perché è un affresco strepitoso e visivamente potente della realtà contadina, ma perché ne coglie l'identità più vera. Che è poi la nostra di identità, per secoli, da Bergamo alla Calabria, passando per l'Emilia. Così, verso la fine degli anni Ottanta, quando seppi che Olmi dava vita a Bassano del Grappa a Ipotesi Cinema non mi feci sfuggire l'occasione. Era anche il periodo in cui girava "Lunga vita alla signora" e "La leggenda del Santo bevitore", per me altrettanto significativi».
 
E come andò a Ipotesi Cinema?
«È stata un'esperienza straordinaria, difficilissima da raccontare. Non era una scuola, piuttosto un luogo in cui ci si trovava per confrontare idee, storie, esperienze. Tanto per dire la maggior parte degli incontri si svolgevano in cucina, intorno a un tavolo. Venivamo da tutta Italia nei weekend, ognuno portava le specialità tipiche, io spesso i tortellini, insieme cucinavamo, mangiavamo e parlavamo di cinema. Attorno a quella tavola nacque anche il mio primo cortometraggio "Cappello da marinaio"».
 
E Olmi che tipo di insegnante è?
«Insegnare non è la parola giusta. Ermanno è una presenza illuminante e riflessiva, con uno sguardo sempre originale sulla società. Parlava e ascoltava ma spesso il suo punto di vista era più filosofico che tecnico. Talvolta il confronto era duro, ma sempre con la tenerezza che lo contraddistingue. Poi è un grande artigiano del cinema, l'ho visto con i miei occhi preparare dei filtri con la pellicola, attaccare due fotogrammi salvando una scena, lavorare alla moviola in modo meticoloso. Tra le tante lezioni che ho fatto mie c'è l'attenzione al montaggio, che per Olmi è sempre stata l'occasione per riraccontare una storia guardando il materiale girato. Uno degli esercizi che ci suggeriva era andare nel cesto con gli scarti della pellicola e provare a costruire un racconto con gli avanzi, di guardare al girato con stupore. Ecco, da lui ho imparato lo stupore».
 
Ipotesi Cinema ha avuto anche una stagione bolognese.
«Io però non ne feci parte. Sentivo il bisogno di staccarmi. Molti anni dopo, all'epoca dell'uscita di "Il vento fa il suo giro" fu Olmi a chiamarmi per complimentarsi. E quando ho vinto il David di Donatello nel 2009 per "L'uomo che verrà" alla premiazione c'era anche lui. In realtà era lì per Bud Spencer che riceveva il David alla carriera, ma per me è stata una grande gioia. Quando ho girato "L'uomo che verrà" ho tratteggiato i miei contadini come i nipoti dei suoi, del suo "Albero". Tutto ritorna. Siamo rimasti in contatto. Sempre». (Emanuela Giampaoli – Larepubblica.it)
 
 
Venerdì 18 maggio ore 20.30
Cinema conca verde (ingresso 6,50 euro)